Una due diligence di processo

  • LaDela 

Un collega chiama chiedendomi un parere: c’è da fare una due diligence per l’acquisto, a scopo di salvataggio, di una società dell’IT che naviga in cattive acque ma pare avere molto potenziale. Stavolta i parametri economici e patrimoniali non bastano: per capire se c’è redditività prospettica ci vuole una valutazione di processo.

Dieci presentazioni, una montagna di slides, sei ore chiusa in sala riunioni con l’imprenditore.

Un trilione di domande, demo di software da guardare, una relazione di parole fitte fitte per esprimere in poco tempo il potenziale di un soggetto economico sull’orlo del fallimento.

Una bella responsabilità, direte voi. Un lavoro divertente, aggiungo io, che da anni non riesco più a far niente che non mi diverta.

Quattro aree di business:

– soluzioni legal per il credito

– soluzioni CRM per la sanità

– progetti SAP

– un sistema di telecomunicazioni su tecnologie innovative per integrare il vecchio televideo con la Pubblica Amministrazione.

Insomma, un oggetto complesso, un progetto stimolante: valutare processi, indicatori economici e parametri commerciali assieme. Wow.

Spin-off di una società che stava chiudendo, buon contatto diretto col cliente banca, i miei nuovi amici cominciano a sviluppare software in proprio e direttamente alla fine degli anni ‘80. Sviluppano una serie di applicativi inerenti al tema della gestione dei crediti in sofferenza (dal monitoraggio, alla segnalazione, alla gestione del recupero dello stesso) e su quelli costruiscono una forte reputazione in ambito bancario. In conseguenza delle numerose fusioni dei principali gruppi bancari e quindi dell’accentramento degli elenchi dei fornitori, finiscono intermediati, e questo talora è bene, talora meno. Stavolta? Meno.

Più di tutto, con del genio, hanno sviluppato una soluzione ERP con tanto di struttura organizzativa, workflow management system e gestione documentale per gli uffici legali delle banche. Potenzialmente espandibile fuori dal mercato del credito, basterebbe crederci ed investire una cifra modesta per ricostruire su scala più bassa un prodotto rivendibile a prezzi modici ma con marginalità elevata anche a studi legali privati di dimensioni normali e non solo agli uffici legal delle grandi aziende.

Insomma, un gioiellino niente male, questo giocattolo che mi fanno valutare.

C’è di più: per la Sanità ne san di ogni. Ci sono ben quattro soluzioni interessanti, già pronte, che non sono riusciti a mettere sul mercato per mancanza di una valida e competente rete di vendita: da un software per la gestione infrastrutturale dei grandi edifici (adattabilissimo ad ogni contesto analogo dal punto di vista edilizio e non settoriale) a quello per la gestione di percorsi clinici e cartelle. Un tool per la gestione del CUP ed un progetto specialistico per un ospedale evoluto del centro Italia che ha voluto tracciare e monitorare via software tutti gli aspetti clinici della prevenzione e della cura del tumore al seno, presentato anche all’AIRC.

SAP lasciamolo stare, il mercato è saturo e i singoli moduli non valorizzano le soluzioni ERP.

Ultimo, la grande idea: un software che si integra nei decoder del digitale terrestre che lavorano con tecnologia MHP, di cui non posso spiegare niente altro, ma che mi fa venire in mente il concetto di prossimità per la popolazione non digitalmente alfabetizzata, avvicinando le persone alla tecnologia col telecomando, che, come cantava Renzo Arbore, è quasi un elemento di potere nella società italiana contemporanea. L’integrazione di una simile soluzione con le proposte commerciali delle paytv (su digitale terrestre) avrebbe un bacino di utenza di circa 20milioni di persone (popolazione non alfabetizzata digitalmente) e quindi fare molta presa, con adeguata sensibilizzazione,  anche sugli enti pubblici.

Sul piano organizzativo l’azienda ha una certificazione UNI EN ISO 9001:2008, non ha registrato software proprietari (maledetta incompetenza gestionale italiana che fa sempre tutto alla carlona), l’attivo dello stato patrimoniale non è rappresentativo delle vere immobilizzazioni in proprietà intellettuale, l’azienda è sana dal punto di vista delle risorse: 70 persone con anzianità media 10 anni. Un unico capo troppo operativo, come al solito.

Insomma, se ve la comprate ve la portate via per una pipa di tabacco e vi comprate un gioiello della nuova tecnologia ad altissimo potenziale.

L’unico cruccio? Ho scritto la mia parte di due diligence, non ho mai saputo come sia andata a finire. Come al solito.

Chiamatemi Miss Wolf, risolvo problemi. In pochi si degnano di chiamarmi per dirmi che non serve il post vendita perché come sempre è andato tutto bene.

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