Deliverables

  • LaDela 

Diceva un mio compagno di università, al secolo Gianluca D. (se mi autorizza, sarà taggato), che il lavoro del consulente è lineare: produce slide a mezzo di slide. Come pensavamo sofisticato, noi del DES della Bocconi…

Pensavo non sapesse di che parlava, poi ho capito che non aveva torto: che ce ne son di due tipi, di consulenti, quelli che sanno e quelli che non sanno.

Quelli che non sanno, in effetti, spesso producono slide a mezzo di slide. Ve lo dico da consulente.

Lo sapete quante volte mi son sentita dire: ‘Chiara, tu sì che capisci il concetto di scadenza… tu sei un consulente, per voi il deliverable è tutto’?

Infinite.

Non siamo neanche più capaci di chiamarlo per nome in Italiano, il risultato del nostro lavoro, per questo io lo scrivo come si deve però poi lo penso così, in Italiota: de-li-ve-ra-bol. Perchè quella roba lì somiglia terribilmente al prodotto semantico di un azzeccagarbugli, non al risultato del mio lavoro.

Sapete anche cos’ho pensato? Forse meglio di no, visto che trattasi di espressione triviale priva di formalismi da consulente.

Il punto non è che il deliverable sia o non sia tutto: il punto è che sono pagata per risolvere un problema, non per consegnare un numero imprecisato di singolari pagine prodotte da MS Power Point et similia. E visto che si suppone che il mio benedetto de-li-ve-ra-bol lo risolva, il problema, sarà bene che arrivi e possibilmente in tempo.

Poi chi l’ha detto che il de-li-ve-ra-bol debba necessariamente essere un deck di slides?

Le grandi società di consulenza.

Ma siete proprio sicuri?

Ciò che accade nella maggior parte dei casi non necessariamente vale per tutti (deo gratias).

I consulenti non sono fatti con lo stampino e posso garantirvi che non è la produzione di slide il core business dei miei colleghi, quelli di serie A.

Noi siamo quelli che mettono a posto le cose, noi siamo quelli che dicono come deve funzionare, noi siamo quelli che sanno le regole del gioco, noi (talora poveri noi) siamo quelli che spalano il guano quando è scoppiata una cisterna. Noi siamo quelli di mission impossible, e ci piace anche da morire, che si tratti di salvare un cliente, di farlo crescere, risorgere, esplodere o diventare.

Certe volte, molto più che solo alcune, le mani ci servono per essere immerse nella palta e tirar fuori una soluzione, non per tenere le dita sulla tastiera. Le slide, di per sè, sono un supporto.

Vorrei chiamarle quindi un supporto forse, un supporto qualunque ed un supporto talora. Le slide.

Volete qualche esempio?

UNO

Gli organigrammi. Un organigramma vero norma, regola e gestisce. Un organigramma falso rimane imboscato in qualche cassetto, altrimenti scatena la rivoluzione, però c’è (se per caso bisogna fronteggiare un audit).

Un organigramma, normalmente, è su slide.

DUE

Gli status report. Pubblicatele davvero le preziose righe fighe che spiegano lo stato avanzamento lavori di un progetto. Vediamo che succede se dicono la verità.

Uno status report, normalmente, è su slide (specie se suona figo).

TRE

La strategia: il disegno del futuro e le (forse) sue riclassificazioni di valore aggiunto, qualunque sia la missione, non si mettono su supporto leggibile ai più. Lasciamole imboscate in un foglio di Excel che nessuno sa leggere. Su power point i numeri ci stanno male, mettiamoci solo le favole, che la strategia ce la condividiamo ai piani alti.

Però la strategia (quella fuffa) normalmente, è su slide.

Ne volete qualche altro? Posso andare avanti per ore…

UNO

Mi hanno chiesto di scrivere migliaia di parole per descrivere processi conformi ad uno standard, ho usato diagrammi di flusso su slide e sono uscita dalle verifiche coi complimenti.

Alla faccia della slide.

DUE

Mi hanno chiesto di gestire un piano di adeguamento alla normativa sulla sicurezza dei dati ed io ho riassunto RFQ, quotazioni, costi e benefici in due slide, perchè gli executive potessero prendere una decisione basata sull’evidenza. Ed ora è tutto compliant.

Alla faccia della slide.

TRE

Mi hanno chiesto di descrivere una azienda appena acquisita che non aveva subito due diligence di processo. Ho scritto qualche slide onesta (e una relazione di 120 pagine). L’azienda sta bene.

Alla faccia della slide.

Ci basta per negoziare le posizioni dello Yin e dello Yang? Per riabilitare la povera, vilipesa, slide, senza assurgerla al ruolo di verbo del primo motore immobile?

Oggi, infatti ed in fondo, voglio dire una sola cosa. Neanche tanto innovativa.

I consulenti, quelli veri, non ‘fanno slide’ (tantomeno ne producono tautologicamente a mezzo di se stesse).

I consulenti, quelli veri, piuttosto scrivono, dicono, insegnano quello che sanno.

Come la ‘donna per amico’ cantata da Lucio Battisti.

Può darsi ch’io non sappia cosa dico, scegliendo la competenza per amico, ma son certa che dico quello che so (e che indirizzo ad opportuna sede chi mi chiede ciò che non so) – ovviamente per dirlo, non faccio una slide, mi basta un po’ di onestà intellettuale 😉

Vorrei però precisare una cosa, a scanso di equivoci.

Il baco non sta nella slide, ma nell’assenza di sapere: scrivo su il Diavolo veste Chiara, mi piacciono le cose belle, talora indosso scarpe che costano quanto un dispositivo elettronico di ultima generazione. Mi piacciono le celebri ‘slide fighe’ che non sempre so fare.

Smettete subito di pensare che la slide figa sia peccato.

Il peccato è l'(eventuale) assenza di contenuto.

Aggiungerei, giusto per essere adeguatamente polemica…

ma voi, clienti, utenti fruitori o beneficiari… fate una domanda o volete la risposta che cercate?

Perchè se siamo nel secondo caso…

spendere dei soldi per un de-li-ve-ra-bol elettronico che vi dica,

con una slide figa,

ciò che volevate sentirvi dire

non mi sembra,

esattamente,

una richiesta edificante. 

Posso sorridere adesso?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.